rimanere concentrato sul palco
il pianista e la paura del pubblico_nicolò de maria
Come prepararsi alla performance e prevenire i vuoti di memoria

Il pianista e la paura del pubblico

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Come rimanere concentrati sul palco o ad un esame? Come evitare distrazioni o pensieri fuorvianti legati alla paura di commettere un errore?

Quante volte ci siamo sentiti dire prima di un’esecuzione: “Stai attento, non distrarti, concentrati!”? Moltissime volte.

Eppure, è mai servito a qualcosa?

Durante le esecuzioni live, l’interprete può diventare improvvisamente preda di un flusso inarrestabile di pensieri negativi che alimentano insicurezza e paura:

Cosa penserà il pubblico? Il programma è noioso?”
“Ecco, adesso, iniziano tutti a tossire”
“Mi sudano e mi tremano le mani! Come al solito, sapevo che sarebbe successo anche questa volta!”

Questi dialoghi interiori, chi più chi meno, tutti li hanno subiti.

Inducono l’interprete a perdere il controllo senza che nemmeno se ne renda conto. In sostanza, non è più concentrato e diventa subito vulnerabile ad imminenti vuoti di memoria o sbavature tecniche.

È fondamentale comprendere che non basta imporsi di rimanere concentrati per riuscirci, in quanto tale pensiero è di per sé controproducente.

Infatti, se mentre sto eseguendo un brano penso che devo rimanere concentrato, in realtà sto pensando a qualcosa di astratto ed estraneo e non al brano in sé.

La capacità di rimanere concentrati, infatti, è legata alla forza di volontà dell’interprete di rimanere focalizzato su ciò che sta facendo in quel momento esatto.

Non ha alcun senso e nessuna utilità dirsi “Devo rimanere concentrato sul brano” perché è un concetto troppo ampio ed astratto.

Ha molto più senso dirsi: “Posso suonare più dolcemente” oppure “In questo punto eseguirò uno sforzato veramente sorprendente”.

Notate l’enorme differenza tra i due pensieri?

La concentrazione non contempla il fatto che si pensi ad essa, vuole che l’interprete se ne dimentichi e si focalizzi sugli aspetti reali dell’esecuzione. 

Ad esempio, sono molto diffuse due cause di distrazione:

– mentre suoni commenti un errore e continui a pensare all’errore commesso (“Perché ho sbagliato! Caspita, lo sapevo! Che figuraccia!”);

– mentre suoni ti avvicini ad un passaggio tecnicamente virtuosistico che ti preoccupa. Non fai altro che pensare a quel passaggio (“No, no.. sta arrivando. Ho già dolore al braccio e non ho più forze. Non riuscirò ad eseguirlo correttamente”).

In entrambi i casi, l’interprete non è concentrato sull’esecuzione, lascia che le dita vadano da sole e senza controllo. Si butta ad occhi chiusi e prega che tutto fili liscio.

La mente è distratta dalle autocritiche sul passato e dalle preoccupazioni sul futuro. Non è mai nel presente.

Esercitare la concertazione

La concentrazione non si può improvvisare in concerto. Anch’essa richiede studio.

ATTENZIONE!!! Coloro i quali durante lo studio a casa lasciano correre i loro pensieri fantasticando su questioni non riguardanti il repertorio, si stanno abituando a suonare pensando ad altro.

Se durante lo studio pensi a cosa farai dopo aver concluso lo studio, sul palco penserai a cosa ti diranno gli altri dopo il concerto.

Se durante lo studio pensi al successo che riceverai, sul palco sarai terrorizzato dall’idea di commettere un solo errore.

Se durante lo studio pensi ad altre questioni, ad altri pezzi, rispondi ai messaggi su whatsapp e ti distrai per qualunque motivo, sul palco ti tremeranno le mani.

Se durante lo studio penserai a fare musica, sul palco penserai a fare musica.

Noi siamo le nostre abitudini.

Siamo ciò che siamo abituati a fare tutti i giorni.

Pensieri proficui durante le esecuzioni

Dunque, su cosa bisogna rimanere concentrati durante un’esecuzione? Sulla musica: sul suono, sul timbro, sul fraseggio, sull’agogica, sul ritmo.

Queste cose non richiedono pensieri elaborati, perché sarà la musica stessa che li indurrà e li asseconderà in modo naturale ed istintivo.

Questi aspetti musicali l’interprete li sente, li vive.

Se l’interprete focalizza l’attenzione sulla musica, i dettagli musicali si fanno subito evidenti e risaltano all’orecchio dell’ascoltatore.

Essere concentrati non vuol dire controllare ogni dettaglio, ogni nota come fa il millepiedi. Vuol dire calarsi nella musica e assecondare la forma, la struttura, i punti culminanti.

L’attenzione è un flusso continuo che segue il discorso musicale. Non ci si può distaccare nemmeno per un istante.

Non dare ascolto alla tue autocritiche

A tal proposito vorrei aggiungere che parte della nostra concentrazione sovente viene assorbita dalle nostre stesse autocritiche, spesso molto severe e restrittive.

Sul palco crediamo che non stiamo dando il massimo, che stiamo suonando male, che l’esecuzione sia noiosa e poco musicale. Spesso riascoltandoci a mente fredda e cuore calmo riconosciamo che la nostra percezione era stata fin troppo negativa o rigorosa. Buona parte di piccoli errori, sbavature, note false o vuoti di memoria che credevamo aver commesso sono scomparsi.

La nostra autocritica, a volte, è talmente severa che a fine concerto non ci sentiamo meritevoli di ricevere l’applauso, poi riascoltando le registrazioni notiamo che in verità così male non era. Alcuni errori, addirittura sembrano scomparsi.

Nicolò De Maria


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