Quanto bisogna studiare al giorno al pianoforte?

Credo sia una questione che interessi tutti i pianisti.

Ci siamo sempre chiesti quanto sia giusto o sufficiente studiare al pianoforte giornalmente. Certamente la risposta può essere soggettiva dato che ogni pianista ha abitudini e competenze diverse.

Inoltre, le ore di studio spesso dipendono dagli appuntamenti artistici che si hanno. In generale, ritengo che si dovrebbe quantomeno tentare di essere costanti nello studio dello strumento, tuttavia a volte avviene che ci si concentra approfonditamente sul repertorio solamente in prossimità dei concerti, dei concorsi o degli esami.

Se vuoi sapere quanto e come studiare prima di un appuntamento artistico ti invito a leggere l’articolo GUIDA DEFINITIVA su come affrontare la memoria e l’ansia del pubblico.

 

Ma diamo la parola a Chopin in merito e lasciamoci raccontare da una sua allieva,  Camille Dubois, qual’era l’opinione del grande compositore polacco.

“Chopin temeva più di tutto l’imbruttimento dell’allievo. Quando apprese che studiavo sei ore al giorno si arrabbiò moltissimo e mi vietò di esercitarmi più di tre ore”.

Chopin, infatti, metteva al primo posto la capacità di concentrazione ed evitava di fondare la sua tecnica su esercizi puramente tecnici.

Liszt, al contrario, sappiamo che studiava ore ed ore su un singolo passaggio finchè non gli veniva, senza lasciar perdere e senza passare ad altro.

Neuhaus, dell’opinione contraria rispetto a Chopin, raccontava ai suoi allievi un esempio che calza a pennello e che vi invito ad andare a leggere nell’articolo “La ripetizione è madre dello studio” .

Liszt senza alcun dubbio studiava più di tre ore considerato che dedicava le prime due o tre esclusivamente alla tecnica e all’agilità delle dita. E non esigeva certo meno da un’allieva:

Mi ha nuovamente raccomandato le ottave semplici e sciolte in tutte le tonalità, di suonare le note con tutte le dita, tenendo appoggiate quelle che non lavorano, le scale veloci e forte, e in generale ogni sorta di ginnastica della mano per almeno due ore al giorno

Così le tre ore di studio che Chopin non voleva fossero oltrepassate erano appena sufficienti per lo studio della tecnica, senza poter dedicare un solo minuto per la lettura di nuovi brani o per la preparazione di un concerto.

Hummel condivide l’opinione di Chopin e rassicura che è sufficiente uno studio regolare e attento di tre ore; infatti ogni esercizio prolungato abbruttirebbe lo spirito, rendendo l’esecuzione meccanica e senza anima.

Come concludere? Quanto bisogna studiare al giorno?

In generale, a mio avviso ogni pianista matura un proprio metodo di studio indipendentemente dalle ore di pratica quotidiana allo strumento.

Mi viene da dire che sono efficaci entrambi i metodi. Infatti, da una parte è importante mantenere la concentrazione ed evitare uno studio puramente meccanico; dall’altra, a volte, diventa necessario soffermarsi su passaggi tecnici specifici che richiedono immancabilmente un esercizio prolungato.

Aggiungerei che i pianisti Leimer e Gieseking consigliavano vivamente di riposarsi e far rilassare la mente tra una sessione e l’altra di studio (circa mezz’ora l’una) intercalandole con una passeggiata tonificante o con una lettura piacevole.

Nicolò De Maria

 

Bibliografia:

Niecks, F. (1902). Frederick Chopin as a Man and Musician. Londra: Novello.

Boissier, A. (1976). Liszt pédadogue. Lecons de piano donne par Liszt à Mademoiselle Valérie Boisser à Paris en 1832. Ginevra: Slatkine Reprints.

 Spero che questo articolo vi sia tornato utile. E’ il frutto dei miei modesti studi e di alcune letture personali. Non è richiesto di essere d’accordo con l’intero contenuto dell’articolo. Bensì, si accettano critiche e commenti costruttivi.

 

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