Come effettuare una onorevole lezione di pianoforte?

Da dove iniziare? A cosa dare la priorità? Come relazionarci con i nostri allievi?

Quanto vale per noi pianisti e studenti alla ricerca della perfezione musicale venire a sapere cosa Chopin a suo tempo ha trasmesso ai suoi allievi? Quanto prezioso potrebbe essere ricevere una testimonianza da chi lo ha sentito suonare anche solo una volta?

Per questo motivo ritengo utilissimo condividere con voi una lettura in cui mi sono imbattuto.

Raoul Koczalski (1885-1948) fu un pianista e didatta polacco, ma principalmente fu un bambino prodigio. Si esibiva regolarmente in pubblico dall’età di quattro anni e il suo talento straordinariamente oggettivo gli permise di comporre un’opera già a cinque anni.

Tra i grandi allievi di Chopin, Koczalski appare incontestabilmente quello che ha trasmesso la tradizione del compositore polacco nella maniera più limpida. A questo proposito vi propongo la testimonianza inedita del musicologo Louis Aguettant dopo un concerto di Koczalski adolescente:

“Evidentemente possiede una tradizione di prim’ordine.

In due parole, mentre quasi tutti i virtuosi, compreso Paderewski, suonano Chopin come se fosse Liszt, […] lui lascia a questa musica il suo fascino vaporoso di un giardino al crepuscolo e trasforma tutto, compresi gli studi, in un poema intimo.

E poi quella sonorità squisita, morbida nel suo continuo legato!” (lettera autografa del 16 marzo 1901, Biblioteca Municipale di Lione, fondo Luois Aguettant).

Visti l’indiscusso talento di Koczalski e la sua geniale capacità di ammaliare l’ascoltatore, vediamo cosa lui stesso racconta delle lezioni di pianoforte col vecchio e saggio docente Karol Mikuli, il quale si propose di fargli da maestro a Lwow per quattro estati consecutive dal 1892, quando il piccolo Raoul aveva solo sette anni.

Non era cosa da poco: ogni lezione durava due ore piene, questo quotidianamente e non avevo mai il permesso di lavorare da solo. […]

Strettamente basato sul metodo di Chopin, il suo insegnamento era così rivoluzionario che ancora oggi suscita tutta la mia ammirazione.

Le sue analisi mi aprivano gli occhi e mi rendevano capace di non dissociare la tecnica dal lavoro mentale. Niente veniva trascurato: la postura, la diteggiatura, l’uso del pedale, il suono legato, staccato e portato, i passaggi d’ottave, le fioriture, la struttura della frase, la sonorità cantabile di una linea melodica, i contrasti dinamici, il ritmo. […]

Quindi, niente sotterfugi, niente rubato a buon mercato, niente languori o contorsioni inutili”.

Cari lettori, io non aggiungerei null’altro a queste fantastiche testimonianze. Resta ad ognuno di noi la libertà di trarne vantaggio. Ci è stato chiaramente svelato come suonare e come fare lezione ai nostri pupilli. Ritengo che siano delle lezioni non solo legate alla didattica e alla performance pianistica, ma toccano profondamente la nostra mentalità e il nostro approccio con il quale affrontiamo lo studio.

 

Nicolò De Maria

 

Bibliografia:

Koczalski, R. (1998). Frédéric Chopin. Conseils d’interpretation. A cura di Jean-Jeacques Eigeldinger. Paris: Buchet/Chastel

Koczalski, R. (1909). Frédéric Chopin. Vier Klaviervortrage. Leipzig: Pabst

 

Spero che questo articolo vi sia tornato utile. E’ il frutto dei miei modesti studi e di alcune letture personali. Non è richiesto di essere d’accordo con l’intero contenuto dell’articolo. Bensì, si accettano critiche e commenti costruttivi.

 

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